mercoledì 3 maggio 2017

UNA COMMOVENTE STORIA DI PATERNITA'....



"Quando il bambino è un neonato, è così piccolo che il bacio non è solo un contatto ma un vero e proprio abbraccio scoccato con le labbra"


martedì 2 maggio 2017

IL FESTIVAL DELLA COMPLESSITA' ARRIVA A MELEGNANO

Vi aspettiamo numerosi al Festival della Complessità, quest'anno alla sua VIII edizione arriva anche a Melegnano.

Per approfondimenti sul Festival visitate il sito http://www.dedalo97festivaldellacomplessita.it/


domenica 18 dicembre 2016

RESILIENZA: LA CAPACITA' DI RINASCERE



Che cosa ci succede quando veniamo colpiti da eventi drammatici? Come possiamo reagire di fronte a situazioni traumatiche che ci fanno percepire l’estrema difficoltà di rialzarci? Come riusciamo a dare nuovamente un senso alla nostra vita quando ci sentiamo profondamente smarriti? Pensiamo per esempio ai momenti in cui viviamo un grave lutto, la perdita del lavoro, la malattia di un famigliare.

Il senso di angoscia spesso è totale.

Non esiste ovviamente un’unica risposta a queste domande, molto dipende dalle caratteristiche di personalità del singolo individuo, dal contesto in cui è inserito, dalla rete relazionale di appartenenza, ecc. Ci sono persone che dopo essere state colpite da eventi drammatici non trovano gli strumenti per rialzarsi. Per loro è come se il tempo si fosse fermato lì, cristallizzando qualunque forma di energia vitale.  Altre invece traducono in una valida spinta verso il futuro un’esperienza fortemente negativa e la componente emotiva che la contraddistingue. Varie e notevoli sono dunque le differenze individuali.

La resilienza è la “capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. E’ la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità.

Persone resilienti sono quelle che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti” (Bonfiglio et al. 2012).

In altre parole, si tratta di riuscire ad accogliere il dolore e le emozioni che derivano da gravi eventi di vita anzichè tentare di combatterli sentendosi privati delle proprie energie fisiche e mentali. Il dolore diventa un aspetto della nostra vita, e non la nostra vita, seppure con uno spazio molto esteso ma senza necessariamente essere pervasivo al punto da impedirci di vivere una vita soddisfacente. In questo senso il dolore sembra rappresentare un’opportunità di cambiamento.

In tema di resilienza vorrei raccontarvi una storia...

Ema aveva 16 anni quando lo scorso anno, in una fredda notte di inverno, sotto l’effetto di una sostanza stupefacente non meglio identificata offertagli da “amici” e che gli ha profondamente alterato la percezione della realtà, si getta nelle gelide acque del fiume della sua città. Annega.

I suoi genitori e le sue sorelle, e tutti coloro che lo amavano, sconvolti dal dolore, restano increduli di fronte a questo dramma di dimensioni cosmiche e, tra le altre cose, non si spiegano l’assunzione di una droga da parte di Ema che non era un tossicodipendente e che appariva come un ragazzo sereno e pieno di vita ma che evidentemente celava una sua fragilità.

Il papà di Ema, Gianpietro, dopo la morte del suo amato figlio e consapevole dell’irreversibilità degli eventi, decide di dare un senso a questa perdita. Nasce così la Fondazione Ema Pesciolino Rosso per prevenire il disagio giovanile ed essere d’aiuto a tanti ragazzi e ai loro genitori.

Attraverso progetti, interventi nelle scuole, incontri nelle piazze, pubblicazione di libri e molto altro, e con la collaborazione di professionisti, la Fondazione si rivolge ai giovani e ai loro famigliari per prevenire, riconoscere e gestire il disagio. Vuole stimolare la presa di coscienza circa l’importanza del dialogo tra genitori e figli, alimentare fiducia nei giovani. Questi sono solo alcuni degli obiettivi cha la Fondazione si pone.

Tantissime le persone che rispondono alle iniziative con la fiducia di chi crede nella possibilità di cambiare.

Il progetto creato è estremamente rappresentativo della capacità di resilienza, il dolore non viene eliminato, non è possibile, diventa però un elemento con il quale convivere e che non impedisce di dare voce alla spinta vitale che ciascuno di noi possiede ma che spesso non siamo in grado di riconoscere. In questo senso,la scelta del papà di Ema e dei suoi famigliari è solo uno dei possibili modi di reagire al dolore, forse quello più vitale....


Per chi fosse interessato ad approfondire i contenuti esposti e la storia di Ema:
Sito Internet: www.pesciolinorosso.org
Pagina Facebook: Fondazione Ema.Pesciolinorosso


Dott.ssa Michela Donini
Psicologa Clinica e Psicoterapeuta
www.centrofamiliamelegnano.com

lunedì 14 novembre 2016

SONO MALATA: COSA DICO AI MIEI FIGLI?

0La malattia ha sempre un impatto pesantissimo sulla famiglia e sui figli indipendentemente dalla loro età, e in relazione all’età ciascun figlio possiede gli strumenti per far fronte ad un cambiamento radicale nell’assetto famigliare.
L’impatto dei trattamenti e di ciò che ruota intorno alla gestione della malattia impone sempre dei cambiamenti nella routine della famiglia. Diventa difficile per una mamma occuparsi come prima dei bisogni dei famigliari, e vi troverete verosimilmente a delegare ai vostri figli più grandi alcuni compiti che prima svolgevate in prima persona.

PERCHE’ COMUNICARE E’ NECESSARIO

Molte mamme, nel tentativo di proteggere i propri figli scelgono di non dire nulla di ciò che sta accadendo.
Questo è tendenzialmente un errore impedisce a voi stesse e ai vostri figli di comprendere a pieno ciò che sta accadendo all’interno della famiglia.
Non viene data voce alla possibilità di esprimere le emozioni connesse ad un cambiamento importante.
Il più delle volte la reticenza ad affrontare la comunicazione della malattia ha a che fare con la difficoltà di gestire le vostre emozioni in relazione alla sofferenza, in primis di non esserci più per i vostri figli.
I bambini si accorgono che qualcosa è cambiato in maniera inspiegabile se l’argomento malattia non è stato affrontato. Si accorgono che la vita famigliare non è più la stessa, che la mamma non fa più le stesse cose per loro e questo li rende tristi e impauriti, talvolta arrabbiati.

ALCUNI CONSIGLI PER COMUNICARE LA DIAGNOSI DI TUMORE

Non abbiate paura di lasciarvi guidare attraverso l’aiuto di una figura esterna se vi sentite in difficoltà all’idea di affrontare l’argomento.
Coinvolgete i bambini e i ragazzi in ciò che sta accadendo in famiglia compatibilmente con la loro età. Il modo in cui comunicate con i vostri figli ha un impatto sulla loro modalità di  elaborare il cambiamento e le emozioni legati alla malattia. Meno dite e meno li legittimate a chiedere informazioni.
COSA E’ MEGLIO DIRE AI FIGLI SULLA MALATTIA?
Quando parlate della diagnosi di cancro ai vostri bambini, è utile dire la verità nel rispetto dell’autenticità della vostra storia personale e famigliare. Quindi, il cosa dire avrà a che fare con:

·         dare un nome alla malattia
·         fornire informazioni su come si cura

·         indicare le tempistiche con cui si cura
·         spiegare con quali modalità

·         effetti delle terapie (ad esempio cambiamenti fisici)
·         indicare se ci sono rischi per i famigliari di ammalarsi a loro volta

E’ estremamente importante che nel conoscere l’iter del trattamento siano anche informati  di eventuali assenze della mamma durante le terapie oncologiche. Rassicurate i bambini circa il loro non essere responsabili di ciò che sta accadendo. L’amore nei loro confronti non è in discussione.
Accogliete le domande che vi pongono anche se non conoscete la risposta, potrete comunque esprimere un “non lo so”.
Fare finta, non è una strategia utile né con i grandi né con i più piccini, si rischia di alimentare un clima di non autenticità in cui le emozioni più difficili di rabbia, paura e tristezza non possono essere espresse.
In ogni caso, tutto ciò che sceglierete di dire dovrà prendere in considerazione l’età dei vostri figli. Le informazioni che trasmetterete dovranno essere compatibili con la capacità di comprenderle.

QUANDO PARLARE AI FIGLI DELLA MALATTIA?
E’ necessario comunicare la malattia ai bambini e ai ragazzi fin dalle prime fasi della diagnosi. Rimandare può generare disagio nel percepire un “non detto”. Già nelle primissime fasi della diagnosi le vostre paure e il disagio possono essere elevatissimi.
E’ sempre utile che parliate con i vostri figli prima che inizino i trattamenti perchè i cambiamenti ad essi associati comporteranno inevitabilmente un impatto anche nella gestione del quotidiano (orari, ritmi, equilibri, ecc). Ed è utile e necessario parlarne ogni qualvolta in cui i vostri figli lo richiedono.
A distanza di un po’ di tempo dalla comunicazione della diagnosi di cancro, i vostri figli sentiranno verosimilmente l’esigenza di nuove domande, chiarimenti o rassicurazione.

CHI E’ MEGLIO CHE PARLI DELLA MALATTIA AI FIGLI?

La scelta di chi è utile che parli ai vostri figli dipende molto da come è strutturata la vostra famiglia. Ci sono famiglie in cui tutta una serie di aspetti vengono gestiti dalla coppia genitoriale insieme, oppure famiglie in cui uno dei due genitori si fa generalmente carico di una serie di difficoltà e criticità. Quindi il chi è proprio un aspetto da valutare da caso a caso e comunque sempre nel rispetto di quella che è la condizione più rassicurante per voi e la vostra famiglia.
Se avete la sensazione di essere in difficoltà nell’affrontare la comunicazione con i vostri figli, può essere utile lasciarvi affiancare da un membro dell’equipe curante o da uno psicologo qualora ci fossero criticità a gestire l’emotività che può accompagnare un dialogo così delicato.

COME PARLARE AI FIGLI DELLA MALATTIA?

Il come parlare del cancro della mamma ai figli dipende molto dall’età dei vostri figli. Per quanto sia necessario informarli fin da subito di ciò che ci si aspetta che possa accadere, non è però necessario dire tutto fin da subito. Le informazioni possono anche arrivare un po’ alla volta. L’importante è che abbiano inizio nel momento in cui comincia a farsi strada l’esperienza del tumore.
Il come prevede sempre la capacità di ascoltare, non vuol dire unicamente sentire con le orecchie ma anche e soprattutto rendersi partecipe dell’emozione dell’altro per accoglierla. Cercate di entrare nel merito di cosa davvero preoccupa i vostri figli, di cosa realmente possa aiutarli a sentirsi supportati. Generate uno spazio in cui possano percepire che le loro rabbie, paure, ansie e tristezze possono essere accolte.

Per ulteriori approfondimenti vi invito a consultare il sito www.fraparentesi.com all’interno del quale compare anche questo articolo (http://www.fraparentesi.org/dgn-parlare-cancro-ai-figli/)

Dott.ssa Michela Donini

Psicologa Clinica e Psicoterapeuta

mercoledì 9 novembre 2016

LABORATORIO CREATIVO NATALIZIO

"Impara vocaboli inglesi tramite l'attività ludica, divertendoti e creando con noi!"
Posti limitati, iscrizione obbligatoria entro il 26 novembre.
Vi aspettiamo!